Il “firriato” dei Villafranca

Il parco del Firriato di Villafranca è sorto nel 1712 per volontà di don Giuseppe Alliata e Colonna IV principe di Villafranca. Il “Firriato” o “Ferriatu” o “Girato”, in dialetto siciliano, indicava i muri a secco costruiti con grossi blocchi di tufo usati per circoscrivere i campi coltivati. Il Firriato era dunque un luogo «recintato» da circa tre chilometri di mura e corrispondeva ad un’area posta tra le odierne via Libertà, piazza Politeama, piazza Croci fino al mare, piazza Sant’Oliva, via Sammartino e via Spaccaforno.
Raccontava Francesco Alliata di Villafranca: «Acquistò sorgenti, realizzò viali, innestò ogni tipo di piante, perfino esotiche. Nei suoi quarantatré anni di vita, il mio antenato Giuseppe realizzò quello che adesso definiremmo un moderno centro polivalente dove si svolgeva parte della vita economica della città».
Adibito a giardino e alla coltivazione di uva, pere, pomodoro, lattuga, cavoli, carciofi, arance, limoni, fichi, prugne e olive, il parco fu abbellito con statue di marmo, giochi d’acqua, varie specie di fiori come narcisi o gelsomini e due laghi in cui pescare. Il parco era anche luogo di caccia di conigli, daini, cervi, istrici, struzzi, colombe. Al suo interno Giuseppe Alliata fece costruire una «casena», una casa di campagna per i sollazzi estivi della famiglia e dei suoi illustri ospiti. Il Firriato ospitò inoltre la Cavallerizza di famiglia, che, con suoi cento cavalli, rappresentava una delle scuderie più grandi della città (gli Alliata furono corrieri maggiori del regno per il servizio postale in Sicilia e, per qualche anno, persino fino a Napoli).
Tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800 cominciarono però una serie di espropri per far posto al nuovo assetto urbano di via Maqueda e, nel 1833, a seguito di un ulteriore esproprio, un’altra grande parte di terra fu destinata a ospitare il carcere borbonico dell’Ucciardone, così chiamato dal nome del terreno coltivato a cardi.
Tra il 1891-92, all’epoca della belle époque, il parco ospitò i padiglioni dell’esposizione nazionale, progettati da Ernesto Basile, in stile siculo normanno e rinascimentale. Per la prima volta a Palermo la fiera, dopo Parigi, ospitò prodotti provenienti da tutto il mondo. Purtroppo di quei sessantacinquemila metri quadri di superficie costruita non si è conservato nulla. Ne rimane soltanto un lontano e affascinante ricordo.

Nelle foto, i padiglioni dell’esposizione nazionale di Palermo (1891-1892).

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