Vini Corvo e i duchi di Salaparuta, gli Alliata

Giuseppe Alliata di Villafranca (1784 – † 1844), Principe del Sacro Romano Impero, Grande di Spagna, primo Duca di Salaparuta e marito di Agata Valguarnera, principessa di Valguarnera. Nel 1824 il Principe Giuseppe imbottigliò per la prima volta a Casteldaccia il vino Corvo Bianco con il marchio “Duca di Salaparuta” dando così inizio, dapprima con sole 5.000 bottiglie, alla lunga storia dei vini Corvo. L’attività intrapresa da Giuseppe, inizialmente destinata a soddisfare soltanto i palati degli ospiti illustri, dei diplomatici, degli ambasciatori, dei principi e delle nobildonne che frequentavano Villa Valguarnera durante i pranzi o le cerimonie, fu portata avanti dal figlio Edoardo Alliata e dai suoi discendenti, raggiungendo il culmine con Enrico Alliata che, sulle orme dei suoi predecessori, continuò a investire e ad ingrandire la fama della azienda di famiglia.
Don Giuseppe Alliata e donna Agata Valguarnera, ebbero dieci figli e dimorarono spesso nella villa di Bagheria che, tra l’altro, costituì, durante gli anni tempestosi dell’impegno politico del Principe, un rifugio sicuro e tranquillo, lontano dai tumulti palermitani durante gli anni più cruenti dei moti rivoluzionari.
Dopo l’esilio toscano, il Principe Giuseppe Alliata cominciò a seguire personalmente l’andamento dei vasti vigneti delle sue proprietà di Casteldaccia, tra i quali quelli dell’ex feudo del Ciantro della Cappella Palatina, nelle contrade del Corvo e della Traversa, nei pressi del fiume Milicia, che si estendevano dal mare sino alle falde del Monte Cane.
Le vendemmie più generose, per qualità e quantità, arrivavano a Villa Valguarnera (attrezzata di grandi magazzini) dai vigneti della contrada Corvo, nelle cui “Case Vecchie” si procedeva, subito dopo il raccolto, alla pigiatura delle uve.
La tradizione popolare locale vuole che questo toponimo, Corvo, derivi dalla presenza in quei luoghi di un gracchiante e chiassoso volatile che con i suoi continui schiamazzi turbava la pace dell’intera contrada.
Vani i tentativi di sbarazzarsi di questo corvo, la gente del luogo chiese allora aiuto ad un monaco in grado, come San Francesco, di dialogare con gli animali. Secondo questo aneddoto, il corvo chiese ed ottenne, tramite il santo monaco, che la contrada prendesse il suo nome in cambio del suo silenzio. Fu così che il principe Giuseppe trasse ispirazione da questa storia per il nome del suo vino.
In realtà però, sin da tempi remoti, quando ancora questi terreni erano incolti, la contrada era già citata in atti e contratti con lo stesso toponimo ” Contrada Corvo” o “Petra di lu Corvu”, poiché in quel luogo, su un’alta roccia, vivevano numerose colonie di corvi, specie diffusissima in Sicilia.

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Etichetta per il vino dipinta ad acquarello, firmato Felicita Alliata di Villafranca, in cui è rappresentato l’antico baglio di Casteldaccia
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Cartolina pubblicitaria della ditta Vino Corvo Casteldaccia prop. Alliata del 1894

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